lunedì 19 gennaio 2015

IL PUGNO DI PAPA FRANCESCO. BERGOGLIO GIUSTIFICA LA STRAGE DI CHARLIE HEBDO: NORMALE LA REAZIONE VIOLENTA CONTRO CHI FA SATIRA RELIGIOSA

Il 15 gennaio 2015, durante la conferenza stampa nell’aereo in volo per Manila, Bergoglio risponde alla domanda di un giornalista francese, dichiarando esplicitamente di riferirsi alla strage di Parigi (“lei è francese? Andiamo a Parigi, parliamo chiaro”), con tanto di ghigno compiaciuto e senza mai nominare Charlie Hebdo, come si trattasse di qualcosa di impuro.

Bergoglio, dopo aver fatto una fin troppo ovvia e quindi sospetta difesa della libertà di espressione, elenca una serie infinita di “ma”, di “paletti” alla stessa, mentre giustifica le reazioni violente contro chi fa satira religiosa, con queste testuali parole:

“Ma senza offendere, perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il dottor Gasbarri, grande amico, mi dice una parolaccia contro la mia mamma, gli aspetta un pugno!(fa il gesto di dare un pugno muovendo tutto il braccio) Ma è normale, è normale!” 

(Bergoglio si contraddice palesemente: prima afferma che non si può mai reagire con la violenza, ma subito dopo la legittima (“un pugno”), nel caso qualcuno “offenda la madre”, che fuori di metafora vuol dire che è giustificabile la reazione violenta contro Charlie Hebdo, tanto che aggiunge per ben due volte “è normale, è normale”, parola che ha un significato inequivocabile: qualcosa di scontato e legittimo
Poi continua:

Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri! Non si può prendere in giro la fede!... Tanta gente che sparla le altre religioni o le religioni, le prende in giro, ma diciamo “giocatolizza” la religione degli altri, ma questi provocano e può accadere quello che accadrebbe al dottor Gasbarri se dice qualcosa contro mia mamma, no. Non so, c’è un limite.”

E’ evidente l’invito ai legislatori a mettere fuori legge la satira sulle religioni (“non si può” ripetuto tre volte), descrivendola come una provocazione che deve avere un limite: senza questo limite sono inevitabili le reazioni violente (“quello che accadrebbe al dottor Gasbarri se dice qualcosa contro mia mamma”).

“Ogni religione ha dignità… e io non posso prenderla in giro. E questo è un limite... Nella libertà di espressione ci sono limiti, come quello della mia mamma…”

Ecco il video:


UAACS - Unione per l’Ateismo Antireligioso e il Comunismo Sovietico


(22/01/2015) - Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo intervento di Campedelli Angelo, coordinatore del Circolo UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti) di Verona:

PAPA E TERRORISMO
Se insulti la mia mamma, ti aspetta un pugno.

Il papa ha mandato un perfetto assist al terrorismo religioso. Il papa non poteva fare un regalo migliore al terrorismo islamico. Il papa ha sdoganato il terrorismo. Basta fare una semplice equazione: se insultare la mamma ci si deve aspettare un pugno ("Ma é normale!"), è logico ritenere che insultare Dio, o Maometto, o la religione equivale (in proporzione) ad aspettarsi un kalashnikov. Insomma: una blasfemia val bene una pallottola.
Non mi chiedo quale fine abbia fatto il “valore” cristiano del “porgi l’altra guancia” (non ci ho mai creduto, penso non esista); mi chiedo cosa ne potrà seguire ad un’affermazione che, per quanto fatta in via informale, è comunque pesante sul piano sociale proprio per la persona autorevole che l’ha pronunciata.
La violenza verbale è una cosa, quella fisica è ben altra. Si può ammazzare anche con un “semplice” pugno: è già successo. Se ci si ritiene offesi da una parola o da uno scritto, altro non si deve fare che procedere con una denuncia.
C’è poi, nel caso del giornale satirico francese, il fatto che in Francia non esiste il reato di blasfemia, quindi i giornalisti di Charlie Hebdo non hanno infranto alcuna legge del loro Stato, e questo è un elemento che sta sopra ogni altro aspetto.
Così come si può ridicolizzare un politico e la politica, non si capisce perché non si possa ridicolizzare un religioso e la religione. Su questa Terra nessuno deve essere intoccabile. In democrazia, poi, non vi possono essere privilegi o zone franche.

Campedelli Angelo (coordinatore Circolo UAAR di Verona).