sabato 12 giugno 2010

IL CALCIO OPPIO DEI POPOLI (prima puntata)


ARRIVANO I MONDIALI! “FORZA ITALIA”! FORZA MAFIA! FORZA LADRI! FORZA ESCORT! FORZA VELINE! FORZA DUCE! FORZA SAN GENNARO! FORZA SAN PIO!
(e intanto l’Italia precipita nella fase suprema della dittatura democratico-borghese).


Questo spezzone del film “In nome del popolo italiano”, capolavoro assoluto di Dino Risi, con la sua forza visionaria, grottesca e profetica, rappresenta alla perfezione i perversi meccanismi del calcio nei paesi capitalisti: un secondo oppio dei popoli (dopo la religione, ovviamente), una vera arma di “distrazione” di massa con una micidiale capacità di controllo sociale, di anestetizzare le coscienze, di obnubilare le menti, di abbruttire l’uomo, di annichilirlo, inebetirlo, renderlo violento e fanatico, un alienato, un ossesso, una bestia feroce e impazzita.

Il calcio, oggi, è lo specchio dei peggiori misfatti del capitalismo: corruzione, truffe, raggiri, brogli, arricchimento sfrenato, consumismo, mercificazione dell’uomo, analfabetismo culturale, vuoto mentale, alienazione, esasperazione atletica, tifo violento e fascista, giocatori-bambolotti-beoti-muscolosi-tatuati, con annesse veline scodinzolanti in calore (con la figura della donna che regredisce a livelli infimi).


Nella scena del film, in una città impazzita, con strade bloccate e straboccanti di una massa informe di individui, bandiere, caroselli di macchine strombazzanti, urla deliranti e atti di teppismo, si susseguono immagini vorticose, inquietanti e surreali di sottoproletari invasati sopra le auto con bandiere tricolore; di energumeni ubriachi a dorso nudo che urlano con fiaschi di vino in mano; di forsennati sopra i tetti delle case che sventolano bandiere azzurre; di ragazze avvenenti e scosciate che fanno da ornamento e soprammobili in questa ressa infernale;

di idioti occhialuti e sdentati, con tamburi e trombette, che lanciano pernacchie e gestacci contro la squadra perdente; di travestiti che si esibiscono in turpiloqui verso i giocatori avversari; di preti che fanno il girotondo cantando strofe da bambini e declamando frasi in latino; di zoppicanti e nostalgici reduci di guerra che inneggiano indifferentemente a Boninsegna e al Duce, a Rivera e all’Italia;


di marinai e paracadutisti in divisa che cantano “La Sagra Di Giarabub” (canzone fascista di una famosa battaglia della seconda guerra mondiale contro gli inglesi); e per finire una macchina di una turista inglese data alle fiamme, la desolazione finale della città, che è anche metafora della desolazione delle menti, della dignità, dell’intelligenza degli uomini e della loro capacità di abbrutimento bestiale.



Così Risi vedeva l’Italia nel 1971 ed oggi è ancora peggio, poiché nel frattempo è esploso e dilagato una altro e più micidiale strumento di “distrazione” e alienazione di massa: la TV.

UAACS - Unione per l’Ateismo Antireligioso e il Comunismo Sovietico

(tra breve nuovi contenuti nel sito http://www.antireligione.com/)