domenica 9 maggio 2010

L’ARMATA ROSSA CHE SCONFISSE IL NAZISMO


In Unione sovietica ci furono quattro anni di inenarrabili massacri ad opera dei volenterosi carnefici tedeschi di Hitler e dei volenterosi aguzzini italiani di Mussolini (altro che italiani "brava gente"!)

Dal giugno 1941, l’inaudita ferocia di quelle truppe “benedette” dalla chiesa protestante e da quella cattolica, era piombata nel Paese dei Soviet causando lo sterminio di trenta milioni di cittadini sovietici – tra soldati, partigiani e civili – e la distruzione di 70 mila tra città, paesi e villaggi, 30 mila fabbriche rase al suolo, 25 milioni di persone rimaste senza la loro casa.

Un olocausto sovietico volutamente rimosso, di proporzioni molto più grandi di quello ebraico, era stato generato dai regimi tedesco e italiano nati in seno all’Europa borghese, capitalistica e cristiana.

Ma in quegli anni terribili di morte e distruzione, il popolo sovietico, forte degli ideali socialisti, dimostrò al mondo intero tutto il suo coraggio e tutta la sua determinazione sconfiggendo le armate nazi-fasciste su tutti i fronti, primi tra tutti quelli di Mosca, Stalingrado e Leningrado. Il 16 aprile 1945 è la data che segna l’inizio delle operazioni militari che portarono l’Armata Rossa alla definitiva conquista di Berlino.

Le truppe sovietiche forti di 2.500.000 uomini, aerei e mezzi corazzati e organizzate nel I° e II° Fronte Bielorusso e nel I° Fronte Ucraino comandati rispettivamente dai leggendari Marescialli Zukov, Rokossovski e Konev, inflissero, in poco meno di un mese, il colpo mortale al regime nazista.

Già all’alba del 1° maggio, dopo durissimi combattimenti casa per casa, il sergente Egorov e il soldato semplice Kantarija issarono la bandiera rossa della vittoria - con stella, falce e martello - sul palazzo del Reichstag simbolo funesto della Germania hitleriana.

L’8 maggio, nel sobborgo berlinese di Karlshorst, alla presenza del Maresciallo Zukov per l’Unione Sovietica e dei rappresentanti delle forze armate dell’Inghilterra, degli Stati Uniti e della Francia, la Germania firmò l’atto di capitolazione incondizionata. Il 9 maggio, giorno definitivo della capitolazione che segnò ufficialmente la fine della guerra in Europa, venne dichiarato “Giorno della Vittoria” dal presidente del Soviet Supremo dell’URSS, Kalinin.

Il 24 giugno a Mosca, sulla Piazza Rossa, venne organizzata la parata della vittoria, alla quale parteciparono i reparti di tutti i fronti. Durante la parata, davanti al Mausoleo di Lenin, vennero deposte duecento bandiere strappate alle orde naziste.

Il popolo sovietico poteva finalmente festeggiare la fine di quella brutale guerra di aggressione e sterminio, che così tanti morti, sofferenze e privazioni gli aveva causato. Molte delle conquiste sociali ed economiche, faticosamente raggiunte dalla Rivoluzione di Ottobre in poi, erano andate miseramente perdute.

Ma non erano andati perduti il coraggio, la tenacia, la speranza e quella forte tensione ideale che avrebbero consentito a quegli uomini e a quelle donne, nel giro di pochi anni, di ricostruire il loro Paese più forte e più saldo di prima.

Nessun altro popolo, in tutta la storia, aveva mai subito tanta devastazione e tanto spargimento di sangue come quello sovietico: ben trenta milioni di morti contro le poche centinaia di migliaia degli “alleati capitalistici”.

L’Armata Rossa degli Operai e dei Contadini (questo era il nome ufficiale), con il prezioso supporto delle forze partigiane e della popolazione civile, aveva praticamente distrutto da sola gran parte delle armate nazi-fasciste. Senza il Paese dei Soviet, quelle armate sanguinarie non sarebbero state sconfitte e il mondo non si sarebbe liberato da un’ideologia e da una concezione di vita tanto barbare e criminali.

Ma purtroppo, a distanza di più di sessant’anni da quei tragici accadimenti, l’apporto decisivo dell’Unione Sovietica viene sempre più messo in discussione da un revisionismo storico ormai imperante.

La vile propaganda antisovietica di questi decenni, con la complicità dei partiti comunisti occidentali, ha sempre più ingigantito i meriti di Stati Uniti e Inghilterra per le sorti del conflitto, relegando l’URSS a un ruolo del tutto secondario, trasformandolo addirittura in un Paese da combattere quanto e più del nazi-fascismo.

Non è un caso, se all’indomani del conflitto, molti criminali di guerra furono reclutati dai servizi segreti delle potenze borghesi o riuscirono a sottrarsi ai processi, grazie alla complicità e al ruolo attivo del Vaticano e della Croce Rossa Internazionale.

Ma noi marxisti-leninisti, atei e filosovietici, preserveremo per sempre la memoria storica e le gesta del generoso popolo sovietico, che in nome del socialismo e dell’internazionalismo proletario così tanto ha dato per una migliore sorte dell’umanità intera.

UAACS - Unione per l’Ateismo Antireligioso e il Comunismo Sovietico