mercoledì 21 aprile 2010

IL MITO (TRADITO) DEL 25 APRILE


Anche quest’anno, l’Italia festeggia la “liberazione” dal nazi-fascismo. Ogni anno che passa, questa ricorrenza diventa sempre più un rito inutile, stanco, ipocrita, fasullo, pieno di retorica e di luoghi comuni, dei quali nemmeno i cerimonieri sembrano davvero convinti. Si tratta di una liturgia tipicamente clerico-borghese come dimostra il fatto che i momenti centrali sono la celebrazione della messa e il discorso del sindaco.

D’altra parte è inutile dimenticare che la resistenza non fu affatto un evento così sovvertitore e progressivo, come si vorrebbe far credere, dato che ne furono protagonisti in maniera consistente cattolici, monarchici e militari, interessati più che altro a ripristinare, magari con una verniciatura di nuovo, il proprio potere e i propri privilegi.

Furono proprio la chiesa cattolica e la borghesia capitalista a determinare l’ascesa al potere di Mussolini in Italia, ma quando si accorsero che le cose stavano andando per il peggio (come ad esempio l’8 settembre 1943) si affrettarono a mettere le loro pedine nel movimento partigiano per evitare che la componente comunista potesse prendere il sopravvento.

In effetti, le organizzazioni partigiane comuniste, i GAP in primis, erano le più numerose, efficienti e determinate, ma purtroppo a causa del cinismo e del tradimento di personaggi come Togliatti, gli fu impedito di concepire, organizzare e proseguire quella lotta armata non come mera lotta di liberazione ma come lotta rivoluzionaria per l'instaurazione del potere socialista tramite la dittatura del proletariato.

Questo è dimostrato in maniera palese dai tre infami atti di tradimento voluti personalmente da Togliatti: la “Svolta di Salerno” (ingresso nel governo monarchico di Badoglio), l’amnistia ai fascisti (Togliatti è il Guardasigilli) e il voto dell’articolo 7 della Costituzione (accettazione del Concordato fascista con il quale fu creato lo Stato del Vaticano ed il cattolicesimo diventò in Italia “la sola religione dello stato”).

Quindi, nessuna sorpresa che oggi quello stesso clero e quella stessa borghesia criminali, che un tempo appoggiarono il nazi-fascismo, si siano appropriati di questa ricorrenza, cercando al contempo di privarla di quella apparente valenza rivoluzionaria, tramite il ricorso al revisionismo storico (equiparazione tra i morti partigiani da una parte ed i fascisti di Salò ed i criminali soldati italiani aggressori dall’altra) e tramite la sua trasformazione in una festa della “pacificazione nazionale”.

In questo processo hanno un ruolo attivo anche gli ultimi due partiti italiani che si richiamano al comunismo e gli stessi movimenti cosiddetti antagonisti (centri sociali, noglobal, anarchici, pacifisti, ecc.), entrati ormai in quello stadio di Berlusconizzazione della sinistra italiana, che li porta ad usare gli stessi metodi e gli stessi modelli del nostrano duce-imprenditore.

Jesi, in particolare, ormai da anni sta vivendo un momento veramente tragico con un sindaco che, oltre alla “ordinaria amministrazione borghese”, spalleggiato dai due partiti sedicenti comunisti, si è macchiato di alcuni atti genuinamente fascisti: l’annullamento dello spettacolo della Hack al Teatro Pergolesi nel 2005 per la morte di Wojtyla, la rimozione delle nostre vignette satiriche su Maometto dietro esplicite intimidazioni di ambienti islamici ed infine l’eliminazione delle bacheche delle associazioni presso l’Arco del Magistrato, con la scusa di opere di ristrutturazione, in realtà solo per impedire l’affissione di manifesti "pericolosi".

In questo squallido e desolante quadro, spiccano su tutti gli anarchici jesini del Centro Studi Libertari “Luigi Fabbri”. Gli anarchici in generale ormai sono avviati irreversibilmente verso un pauroso processo di omologazione. La loro concezione individualistica e decadente della libertà (tra liberali e libertari ci sono solo poche lettere di differenza) si è pienamente impastata con quella degenerata, consumistica e commerciale dell’attuale dittatura capitalistico-televisiva.

Da anni è ermai evidente la loro strategia accomodante e compiacente tramite agganci e conoscenze con il potere locale che ha dato nel tempo frutti “preziosi”: una sede in una struttura comunale (le carcerette di via Posterma), l’assegnazione di una bacheca esclusiva, l’intitolazione a Sacco e Vanzetti, con tanto di targa, dei giardini delle Carcerette (sempre a spese del comune). Quest'ultima notizia, a suo tempo, fu pubblicata con un certo rilievo anche dal giornale clerical-reazionario “Voce della Vallesina”, a dimostrazione della contiguità effettiva tra anarchici e pensiero unico dominante.

Ovviamente il sindaco, tra una inaugurazione di una statua di padre pio e l’accoglienza in pompa magna di una statua della madonna che scende da un elicottero, è stato ben contento di neutralizzare un altro mito vuoto della sinistra borghese (Sacco e Vanzetti) mettendolo in vendita nel supermercato della corrotta e putrefatta società liberal-democratica.

Ma questo non è niente. Gli anarchici jesini si sono macchiati di "misfatti" ben peggiori.

Quando il sindaco rimosse le vignette satiriche sull’Islam da noi pubblicate e nel momento in cui noi eravamo persino oggetto di minacce di morte da parte di islamici locali, gli anarchici “per solidarietà” ci attaccarono ferocemente con un articolo in cui si diceva che “le vignette erano decisamente brutte”, che bisognava “affrontare le tematiche religiose affermando dei valori senza urtare la sensibilità di nessuno” (sic!), che “c'è modo e modo di essere atei, senza che questo sfoci nell'integralismo” (sic!), che noi eravamo “difensori intransigenti e fanatici di una non-chiesa” (sic!) e che “è un fatto positivo che i rappresentanti locali delle donne e degli uomini di fede mussulmana si sono fatti sentire perché si sono sentiti offesi nelle loro persone” (sic! sic!).

Che dire? Le prime frasi sembrano tratte da un comunicato di Forza Italia, mentre l’ultima sembra la brutta copia di un proclama di Al-Qaida, ma ahimè si tratta proprio di un articolo degli anarchici jesini! Mai lette frasi più insulse e reazionarie! (vedi GLI AMICI DELLA CENSURA - La triste parabola discendente di un gruppo di anarchici )

E pensare che furono proprio gli anarchici di Fano che stamparono migliaia di adesivi, magliette, poster con la vignetta “Papa Wojtyla? No Grazie”? per la quale andarono sotto processo per vilipendio al papa. Per sostenere le spese processuali stamparono migliaia di libricini che anche noi comprammo per solidarietà e difendemmo con forza non solo la legittimità ma anche la necessità di una tale vignetta. Ma come mai le vignette satiriche sui cattolici sono da difendere, mentre quelle sugli islamici sono offensive? Misteri del credo anarchico! O meglio, nessun mistero: oggi i cattolici al massimo ti mettono sotto processo, mentre gli islamici ti condannano a morte e questo la dice lunga sulla “caratura” degli anarchici nostrani che decisamente non hanno nulla a che fare con quelli perlomeno coraggiosi e coerenti di fine ottocento.

Ma l’apoteosi si è avuta pochi mesi fa con il ricorso alle minacce, agli insulti e al tentativo di linciaggio fisico da parte degli anarchici verso un nostro compagno (vedi STORIE DI ORDINARIA FOLLIA ANARCO-FASCISTA). D'altronde, viste le premesse, la conclusione non poteva essere che quella del ricorso a metodi squadristi.

Bisogna risalire, appunto, alla Jesi del ventennio fascista per assistere a episodi cosi spiccatamente violenti, reazionari ed oscurantisti, compiuti oltretutto nel silenzio o peggio con la complicità non solo dei partiti, ma anche delle associazioni e dei movimenti sedicenti di sinistra e antagonisti, ma che un giorno dovranno rendere conto al proletariato vittorioso ed alla sua dittatura rivoluzionaria, per i loro crimini e i loro tradimenti, al pari dei capitalisti, del clero, dei borghesi e di tutti i loro gendarmi.

UAACS - Unione per l’Ateismo Antireligioso e il Comunismo Sovietico